Alberto Burri: buy or sell?

Ancora una volta inspiegabili ritiri o addirittura “not sold” per opere di Alberto Burri in asta. Si parlava nei giorni scorsi della partecipazione all’asta Modern&Contemporary Evening Auction di Sotheby’s a Londra di due opere di fondamentale importanza artistica create da Alberto Burri, uno strepitoso “Lo Strappo” con mostre e bibliografia incredibile un bianco, sacco su tela con una cucitura centrale che emula i “tagli” di Lucio Fontana, di 87×58 cm, creato nel 1952 (periodo d’oro burriano) acquistato direttamente dall’artista dall’attuale proprietaria, presentato con una stima tra 1,8/2,4 milioni di euro. Niente di incredibile quindi, nel 2015/2016 avrebbe visto i 2,9/3,0 milioni di euro con facilità e rammarico per chi non fosse riuscito ad acquistarlo. E ieri invece? Ritirata! Evidentemente per il rischio di avere un invenduto così prestigioso.
Ancora totalmente inspiegabile il “not sold” del Legno Nero e Rosso del 1960 di cm 130×200, anche questo per la prima volta in asta arrivato direttamente dall’abitazione del proprietario che lo custodiva con sé dagli anni settanta. Opera perfetta; ce ne sono poche del maestro umbro disponibili, ne sono passati in asta negli ultimi 50 anni solo 4/5 il più clamoroso fu il “Grande Legno e Rosso” di 150×250 cm che presentò in asta Phillips a New York nel 2018 con stima tra 8 e 13 milioni di euro e andato invenduto solo per un timore di apposizione del vincolo Ministeriale ma che in sala aveva comunque raggiunto i 6 milioni di rilancio.
Non si riesce a comprendere perché ci sia questo insuccesso commerciale da parte delle opere di Burri. L’artista ha pochissime opere di grande pregio sul mercato perché oltre ai due grandi musei personali di Città di Castello le altre opere dell’artista sono presenti sia in importantissime collezioni internazionali che nei grandi musei, che non venderanno mai. L’artista fa parte della storia dell’arte come caposcuola ed ha una Fondazione a cui è stata sempre riconosciuta una serietà operativa e un rigore unico che rispecchia esattamente quello per cui era stra-conosciuto l’artista stesso.
Quindi? Come mai sul mercato internazionale succedono cose come quelle di ieri sera a Londra? Ci sono molti consulenti e collezionisti che seguono le mode, le cose più “facili” da proporre perché più “glamour” ma la maggior parte dei grandi collezionisti sa leggere il valore dell’artista e sa benissimo che prezzi del genere su Alberto Burri sono prezzi a “saldo” da “svendita commerciale”. Il fatturato dell’artista è ritornato ai livelli del 2004 dopo il picco del centenario e fino al 2018, guarda caso proprio subito dopo l’asta da Phillips a New York quando andarono invenduti il Grande Legno e Rosso e una Plastica meravigliosa che addirittura non ebbe nessun rilancio.

Cosa è cambiato dal 2017 al 2018 ad ora? Burri è sempre Burri non ci sono stati scandali, o fattori esterni all’arte che abbiamo inciso sulla rispettabilità delle opere del Maestro, le sue opere principali sono introvabili sul mercato (di cretti attualmente ce ne saranno 2/3 in vendita sul mercato internazionale, direttamente da privati credo 1) e quindi? Perché accadono cose del genere? C’è sempre chi cerca di guidare i mercati o in qualche modo cerca di incidere con i propri orientamenti e suggerimenti sulle scelte del collezionista, ma chi conosce bene l’arte e ne apprezza i valori estetici e storici oltre alla finanza sa che queste sono scelte che possono incidere sulla massa dei collezionisti più improvvisati quelli che acquistano qualsiasi cosa purché “pompata” da Instagram, dalle mode o da articoli sui giornali di moda o del lusso, ma il collezionista appassionato, “the secret collector”, quello che partecipa a poche feste ma molte mostre, sa che questa è speculazione non passione per l’arte e come nei mercato azionari la regola è sempre: “acquista quando tutti scappano vendi quando tutti entrano”.